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PTCP

Tra le carte di analisi predisposte in fase di redazione del PTCP di Lecce vi è quella relativa alla valutazione del “rischio di allagamento”.
Nella individuazione della pericolosità nei confronti degli allagamenti il PTCP suddivide il territorio sulla base degli assetti fisici e geomorfologici individuando quattro gradi di pericolosità in base ai quali stabilisce specifici indirizzi che regolano gli usi nelle aree soggette ad allagamento.
Tale analisi costituisce un momento importante del più generale processo di prevenzione delle calamità idrogeologiche. Il livello di rischio idrogeologico è dato dal prodotto della pericolosità intrinseca del territorio per la vulnerabilità e il valore economico degli elementi di rischio.
È evidente che, con tale definizione, si possono individuare zone altamente pericolose che presentano un basso rischio. Ad esempio un’alluvione in una zona desertica non comporta danni significativi né alla popolazione né a risorse di carattere economico. L’area non va considerata a rischio. Al contrario, in una zona, ad esempio di importanti insediamenti turistici, anche un modesto allagamento può comportare significativi danni economici; onde siffatta zona deve essere definita ad alto rischio.
La valutazione sul rischio di allagamento del PTCP deriva dallo studio sui “Rischi idrici e Idrogeologici nel Salento” nella quale sono stati distinti quattro livelli di pericolosità:

  • primo livello di “bassa pericolosità”
  • secondo livello di “media pericolosità”
  • terzo livello di “alta pericolosità”
  • quarto livello di “molto alta pericolosità”

Dallo studio effettuato è risultato che gran parte del Salento presenta livelli di pericolosità media e alta in relazione ai fenomeni di allagamento. In generale sono risultate a basso livello di pericolosità solo le aree delle Serre Salentine caratterizzate da elevate pendenze ed affioramenti calcarei.
Quasi tutte le altre zone sono invece caratterizzate da livelli di pericolosità media e alta.
Solo in alcune zone caratterizzate da elevata densità di afflusso e bassa permeabilità e pendenza i valori di pericolosità sono molto elevati, proprio come il caso del territorio di alcuni Comuni della Valle della Cupa.
Tali aree infatti, sono caratterizzate in gran parte dalla formazione cretacea permeabile per carsismo, ecc. Situazioni meno critiche, con bassa vulnerabilità, si riscontrano in corrispondenza dei territori di Trepuzzi, Squinzano, Monteroni (vedi figura successiva) parte nord est, Lequile parte nord, Novoli zona urbana, San Cesario, dove la falda profonda è ben protetta da considerevoli spessori di formazioni poco permeabili e, localmente, anche dalla falda superficiale.

Pericolosità rispetto agli allagamenti (estratto dalla tav. W1.1.3 del PTCP)
Pericolosità rispetto agli allagamenti (estratto dalla tav. W1.1.3 del PTCP)

Nella piana, a causa della diminuzione di pendenza, della natura alluvionale dei terreni, della presenza di falda idrica superficiale e, localmente, dell’inadeguatezza del reticolo idrografico, le acque possono dar vita a fenomeni alluvionali dannosi.
Sulla base dello studio del bacino, del reticolo idrografico, della individuazione delle aree di pertinenza fluviale e del recente evento alluvionale, sono emerse alcune inadeguatezze della rete idrografica nella parte valliva. In tali aree la vulnerabilità idrogeologica è aggravata dalla continua presenza di attività antropiche, che, localmente, provocano l’alterazione delle sezioni e delle linee di deflusso naturali, esposte alla periodica minaccia degli eventi alluvionali.

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