Vai al contenuto

Rischio idrogeologico

Il rischio idrogeologico appartiene ai rischi naturali. La superficie della provincia di Lecce non è attraversata da fiumi o corsi d’acqua di importanza rilevante, gli unici reticoli idrografici di superficie sono rappresentati dai canali e da piccoli laghi in direzione della costa.
In passato le paludi nelle campagne intorno ai centri abitati erano sicuramente numerose e costituivano un gravissimo problema per la salute delle popolazioni. Inoltre i frequenti allagamenti che si verificavano (i cui effetti dannosi erano in parte contenuti grazie alla presenza delle numerose vore che ne agevolavano il drenaggio del terreno) spesso causavano ruscellamenti e impaludamenti dei terreni con un alto rischio per la popolazione.
A seguito delle bonifiche attuate nei comuni della provincia di Lecce la maggior parte delle aree paludose furono bonificate.
Nella Provincia di Lecce ed in particolare nel territorio della Valle della Cupa i reticoli idrografici di tipo endoreici, più estesi, frequentemente scompaiono all’imboccatura di inghiottitoi carsici (Vore). Di frequente questi inghiottitoi sono occlusi al punto che in questi luoghi non è più possibile procedere per la loro esatta identificazione con i soli mezzi di superficie; ed anche laddove essi risultano attivi, non sempre riescono a smaltire in maniera adeguata le acque che vi giungono.
In alcune zone, però, affiorano terreni sufficientemente impermeabili, nei quali si è impostato un modesto reticolo idrografico, attivo solo in occasione di piogge significative, costituito da numerose piccole incisioni che nel loro complesso danno luogo a modesti sistemi idraulici.
Data la bassa pendenza del reticolo idrografico, la saltuarietà degli afflussi, (che permette lo sviluppo di vegetazione nei canali di drenaggio) e la reale difficoltà di procedere ad una sistematica e continua manutenzione dei canali medesimi, nonché a causa di interventi antropici non sempre ben calibrati, difficilmente i canali riescono a smaltire le acque di deflusso, dando luogo, nella maggio parte dei casi, a fenomeni di allagamento.
Si tratta di fenomeni ben noti in molte aree del Salento, tra cui principalmente la Valle della Cupa, e che si sono manifestati con frequenza ed estensione crescenti negli anni, in quanto la crescente antropizzazione del territorio si riflette in un aumento dell’ampiezza delle zone impermeabili e quindi di deflusso.
L’antropizzazione del paesaggio ha, inoltre, sconvolto l’idrografia superficiale: spartiacque e impluvi superficiali sono stati completamente ridefiniti, spesso con il paradossale risultato di determinare aree di ristagno delle acque piovane in zone non solo non naturalmente deputate a tale funzione, ma in completo contrasto con le destinazioni d’uso e, pertanto, dannose per le attività antropiche.Inoltre la presenza sul territorio di infrastrutture lineari in rilevato (tratti stradali) realizzate senza appositi studi sull’impatto idraulico creano un “effetto diga” al libero deflusso delle acque di ruscellamento.
In generale un altro fattore di degrado idrogeologico del territorio della Valle della Cupa che può innescare un rischio, è rappresentato dalla non sufficiente manutenzione, oltre che dei citati canali di scolo, degli inghiottitoi carsici (Vore), che in passato costituivano una efficace e preferenziale via di infiltrazione nel sottosuolo delle acque meteoriche.
Infatti, sino ad alcuni decenni or sono, le numerose voragini carsiche presenti nel territorio in esame, erano oggetto di sistematiche “pulizie”, espletate asportando manualmente i detriti ostruenti i condotti.
Il suolo era, inoltre, destinato in gran parte ad uso agricolo tradizionale, e le acque meteoriche venivano regolarmente regimentate da un sistema di drenaggio ben sviluppato, anch'esso soggetto a manutenzione periodica.
Con l’espandersi con le varie forme di insediamento antropico, e delle relative infrastrutture, le voragini carsiche, e i canali di drenaggio sono stati progressivamente abbandonati; in alcuni casi le infrastrutture hanno circondato, quando addirittura non seppellito del tutto, le cavità carsiche e i canali di drenaggio.
Il centro abitato di Lequile è attraversato da un corso d’acqua denominato “Canale Maria Quarta” e da una “vora” (inghiottitoio carsico) nei pressi della masseria M. Quarta.

Vedi anche:

Accessibility